Top

Quali tutele per il datore di lavoro?

Unarif | Riforme News Quali tutele per il datore di lavoro?

Quali tutele per il datore di lavoro?

È ormai assodato che la pandemia Covid-19 che si sta abbattendo sull’Italia e su tutto il resto del mondo abbia modificato gli stili di vita e le abitudini di tutti noi, tenendoci incollati alle televisioni in attesa di notizie certe ma soprattutto in attesa del via libera per la “ripresa” delle attività.

Tuttavia, se da una parte il Governo attuale si sia impegnato ad assicurare – sulla carta – sussistenza a tutti i cittadini e liquidità alle imprese, a tutt’oggi impegni ben poco concretizzatesi, dall’altra ha di certo appesantito la già sovrabbondante burocrazia di cui soprattutto gli imprenditori devono farsi carico.

Ma cosa comporta davvero per le imprese e per i datori di lavoro la fine del c.d. lockdown e la riapertura delle aziende, con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti ex. D.lgs 231/2001, ai Modelli organizzativi (MOG) e ai Protocolli aziendali?

Com’è a tutti noto, la protezione dell’integrità fisica e psicologica dei dipendenti, anche da rischi biologici cui potenzialmente quest’ultimi sono esposti nello svolgimento dell’attività lavorativa, è un obbligo non delegabile e specifico del datore di lavoro previsto dal T.U. in materia di Tutela della Salute e della Sicurezza nei luoghi di lavoro, la cui violazione comporterebbe l’inevitabile insorgenza della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.lgs. 231/2001.

Proprio a tal proposito, in data 14 marzo 2020, su iniziativa del Governo, è stato stipulato un Protocollo tra le parti sociali più rappresentative (Confindustria e Confapi per i datori di lavoro, CGIL, CILS e UIL per i lavoratori) in ordine alla “regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid – 19 negli ambienti di lavoro”, allo scopo di “coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative”.

Sul punto va sottolineato come uno dei principi fondamentali per la corretta gestione della salute e sicurezza sul lavoro sia il c.d. principio della “massima sicurezza tecnologicamente possibile” creato dalla giurisprudenza interpretativa dell’art. 2087 c.c. in virtù del quale “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Diversamente argomentando, incombe sul datore di lavoro, tra i tanti, l’obbligo di individuare qualunque fattore di rischio per i lavoratori, senza eccezioni, sia che si tratti di un rischio tradizionale ed in relazione al quale vi siano parametri consolidati di riferimento, sia che si tratti di un rischio “nuovo” o “immateriale” (Documento di Valutazione dei Rischi) elaborando, di conseguenza, protocolli e procedure operative atte ad evitare il verificarsi di qualsiasi danno per i lavoratori.

Se da una parte, però, la giurisprudenza è concorde nell’affermare che i “rischi” in questione debbano sempre essere di natura professionale – cioè riferiti all’attività dell’azienda e non, invece, a fattori che riguardano la generalità dei cittadini, come nel caso del Covid – 19, poiché, altrimenti, il datore di lavoro sarebbe gravato di un obbligo di talmente ampia portata da non poter essere compiutamente ottemperato nemmeno con la migliore diligenza, giungendo alla paradossale conseguenza per cui qualunque fatto “esterno” che si rifletta sull’azienda divenga un “rischio professionale1”- dall’altra parte, qualora il datore di lavoro, visto non solo il periodo di emergenza, ma anche il panorama politico-giudiziario italiano – non abbia considerato anche il Covid-19 quale rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori, non attuando misure di prevenzione ad hoc, l’eventuale contagio o, nei casi più gravi, il decesso di lavoratori contagiati, potrebbero integrare i reati di lesioni personali colpose ex art. 590 c.p. o di omicidio colposo ex art. 589 c.p. commessi in violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, con conseguente responsabilità non solo diretta del datore di lavoro, ma anche della società ai sensi dell’art. 25 septies D.lgs. 231/2001.

Alla luce di quanto appena esposto, dunque, le scelte da compiere da parte del datore di lavoro sono estremamente delicate, non solo per garantire – al meglio – la salute e la sicurezza dei lavoratori nello svolgimento della loro attività a seguito della fine del lockdown, ma anche per scongiurare una responsabilità penale-amministrativa della società ex d.lgs. 231/2001.

Gli aspetti da tenere in considerazione in termini di compliace aziendale, dunque, operano su diversi livelli ed attengono sia ad una rivisitazione del Documento di Valutazione dei Rischi, che ad un aggiornamento del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, quale esimente della responsabilità in esame, nonché all’elaborazione di nuovi Protocolli aziendali.

Con particolare riferimento a quest’ultimi, si ricorda che è l’art. 6 del D.lgs. 23/2001 che recita testualmente che il Modello Organizzativo di Gestione e Controllo deve “prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire”. In altre parole, i Protocolli sono elemento costitutivo e parte integrante del MOG, la cui violazione o mancata predisposizione genera automaticamente una responsabilità amministrativa in capo alla società (ricordiamoci, infatti, che nei c.d. “processi 231” vi è una velata ma infima inversione dell’onere della prova in base alla quale in sede di giudizio penale spetta all’ente dimostrare la sua “innocenza” e non al Pubblico Ministero provare la colpevolezza dello stesso al di là di ogni ragionevole dubbio).

Ciò detto, dunque, in tale periodo di emergenza, il datore di lavoro dovrà necessariamente procedere alla predisposizione di un protocollo comportamentale “anti Covid-19”, con conseguente aggiornamento del MOG, garantendo un flusso informativo adeguato, oltre che presidiare il rispetto delle misure previste, onde evitare la contestazione dell’illecito di cui all’art. 25 septies D.lgs. 231/2001.

In estrema sintesi, dunque, e a mero titolo esemplificativo:

– Sarebbe auspicabile procedere ad un aggiornamento del DVR con l’individuazione tra i “rischi professionali” anche del rischio contagio da Covid-19;

– Si dovrà procedere all’elaborazione di un nuovo Protocollo comportamentale contenente tutte le misure anti-contagio adottate sulla base delle prescrizioni impartite dalle autorità sanitarie, in collaborazione con il Medico competente ed i Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione;

– Tutti i dipendenti dovranno essere formati ed informati circa le misure anti contagio adottate dall’azienda, stimolando una necessaria collaborazione;

– L’Organismo di Vigilanza dovrà assicurare un’attività di monitoraggio costante sulle misure intraprese e sulle misure di prevenzione adottate o in corso di attuazione e, in caso di inerzia, stimolare le misure di adeguamento, valutando l’effettività del MOG e segnalando eventuali proposte di interventi correttivi a livello organizzativo e informativo;

– Dovrà essere predisposta un’adeguata reportistica dei presidi anti contagio messi in atto, garantendo la tracciabilità delle policy aziendali adottate e delle verifiche condotte sul rispetto delle stesse.

Se da una parte, dunque, tutti si auspicano una riapertura immediata delle imprese, dall’altra parte tale riapertura comporterà, ancora una volta, nuove responsabilità per i datori di lavoro, che non dovranno farsi carico soltanto della crisi economica già dilagata, ma anche di nuove ipotetiche responsabilità penali, il tutto senza un effettivo sostegno da parte di chi dovrebbe fornirlo, per il rispetto dovuto a chi ha davvero a cuore la produttività del nostro Paese.

Avv. Giada Crocione
mylike
No Comments

Leave a Comment