Top

Davvero non si può fare di più?

Unarif | Riforme News Davvero non si può fare di più?
Avv. Giada Crocione

Davvero non si può fare di più?

In una recente intervista – una delle tante che, in taluni casi, generano più confusione e polemiche che altro – il Premier Giuseppe Conte ha affermato che “Il governo non può fare di più sull’allentamento del lockdown da Coronavirus”. Ma è davvero così?

Se da un punto di vista sanitario, a fronte di una pandemia come quella da Coronavirus, davvero, probabilmente, non poteva essere fatto di più, e mi riferisco all’encomiabile lavoro svolto da infermieri, medici, Oss, volontari e forze dell’ordine che hanno lavorato senza sosta dalla fine di febbraio e continuano a farlo sino ad ora, nonché ai cittadini privati che hanno consentito la costruzione di strutture di emergenza e di nuovi posti letto in terapia intensiva grazie a donazioni volontarie, la stessa cosa non può di certo dirsi dal punto di vista economico,.

Premettendo, ma tralasciando commenti, che nel primo trimestre del 2020 nell’Eurozona c’è stato un calo del Pil del -3,8% rispetto al trimestre precedente – il calo più importante dall’inizio delle serie temporale nel 1995 – e si attende nel 2020 un calo fino al – 7,5%, in Italia la situazione potrebbe essere addirittura peggiore, considerando che nel periodo di riferimento il crollo del Pil italiano è stato pari al 4,7% e si attende per il 2020 una flessione del – 4,9%, in assenza di ulteriori variazioni fino a fine anno.

Secondo i più ottimisti, se le misure di chiusura dei sistemi produttivi e di distanziamento sociale verranno attenuate da maggio, l’impatto economico dell’epidemia si esaurirà nel primo trimestre del 2021, ma è evidente che le aziende italiane dovranno essere in grado di arrivare a tale data senza fallire prima, ma in base a quanto “concesso” dal Governo con l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sembra molto difficile.

A tal proposito, negli ultimi tempi gli italiani si sono, purtroppo, abituati ad attendere autorizzazioni e concessioni da parte del Governo, ma forse ci si è dimenticati che tali autorizzazioni/concessioni riguardano diritti fondamentali costituzionalmente garantiti che non dovrebbero essere in nessun caso violati o compressi; a tali diritti non dovrebbe mai farsi riferimento con espressioni quali “noi concediamo”, “noi permettiamo” tanto più se ciò avviene con un D.p.c.m. che rende tutto incostituzionale, ancor più senza la previsione di un termine.

Con il Decreto del 26 aprile 2020, con il quale si immaginava una c.d. “fase 2” di riapertura e ripartenza, sostanzialmente non è cambiato nulla in punto di economia.

Se da un lato, dal punto di vista sanitario, sono calati il numero dei morti e dei contagi ed è aumentato il numero dei guariti in tutto il Paese, dall’altro lato tutta l’Italia è ancora ferma quanto a produttività e ripresa economica.

Se in un primo momento, fermarsi tutti per un determinato periodo di tempo – poi rivelatosi di 2 mesi -sembrava la scelta migliore per evitare una strage, ad oggi tale ragionamento non sembra più convincere molto.

Se gli esperti del settore sanitario sono concordi nell’affermare che ad oggi siamo assistendo ad una curva decrescente e costante del virus, che permette di monitorare e tenere sotto controllo la situazione, gli esperti del settore economico sono concordi nell’affermare che è necessario agire subito con strategie più incisive per cercare non tanto di produrre, quanto piuttosto di limitare le perdite.

Un’ipotesi potrebbe essere proprio quella di una ripartenza “differenziata” tra le Regioni.

Infatti, se in alcune zone si assiste ancora ad una situazione preoccupante, come Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, in altre regioni così non è: l’Umbria, la Basilicata, il Molise sono praticamente a contagio zero.

Nello specifico, in Umbria, al 30 aprile 2020, i dati sembrano rassicuranti: su 1522 tamponi è stato riscontrato un solo contagio in più rispetto al giorno precedente, gli attualmente positivi sono 299 (-29), i guariti sono 1026 (+29), i deceduti sono 67 (+1).

Proprio sulla scorta di tali numeri, la governatrice Donatella Tesei, continua a chiedere con forza che all’Umbria venga dato un via libera anticipato rispetto a quello delle regioni più martoriate dal Coronavirus, e a fronte di ciò, non si comprende per quale motivo deve rimanere ancora tutto fermo.

Dare il via ad una riapertura differenziata Regione per Regione significherebbe dare respiro a tutte quelle attività produttive che, comunque nel rispetto delle misure anti-contagio previste dal Governo, sono pronte a ripartire e non vedono l’ora di farlo, significherebbe evitare che soprattutto piccole e medie imprese non cadano nel baratro del fallimento, significherebbe restituire agli umbri quel miraggio di normalità che tutti stanno attendendo.

Per tutto ciò però, purtroppo, non resta che attendere quali concessioni deciderà di elargire stavolta il Governo.

 

Avv. Giada Crocione

Avv. Giada Crocione
mylike
No Comments

Leave a Comment